Il capitalismo è un modo di produzione esteso in tutto il mondo: i suoi terribili effetti si avvertono ovunque. Chi vuole cambiare quest'ordine sa che gli sfruttati non hanno patria, che bisogna solidarizzare e legare le lotte con chi in altri paesi si batte per una società più giusta. Una vittoria di chi si oppone a questo sistema, anche se a migliaia di chilometri da noi, è una vittoria anche nostra.
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Palestina: un genocidio a due velocità
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Lunedì 14 Dicembre 2009 12:45 |
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Morire di guerra e morire di pace nella striscia di Gaza
introduzione al lavoro Per 21 giorni, fra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, la terra palestinese ha tremato. Ha tremato più forte di quanto già accade ogni giorno. Mentre qui in Italia e in tutto l’Occidente godevamo il riposo delle vacanze natalizie, stavamo per festeggiare l'anno nuovo, Israele decideva di avviare a Gaza l’operazione “Piombo Fuso”. Un’operazione militare devastante, che in pochissimo tempo causerà quasi 1500 morti e 5000 feriti nella popolazione palestinese. La cronaca di quelle tre settimane è un’escalation di violenza e brutalità nei confronti di un popolo che da 61 anni non ha una sua terra, da 61 anni è costretto a vivere in una prigione a cielo aperto, in uno stato di guerra permanente e di stenti. Un popolo a cui da 61 anni viene negato il diritto di vivere e di scegliere il proprio futuro.
L’obbiettivo dichiarato della campagna militare lanciata dalle forze israeliane è stato “colpire duramente l'amministrazione di Hamas al fine di generare una situazione di migliore sicurezza intorno alla Striscia di Gaza, attraverso un rafforzamento della calma e una diminuzione dei lanci dei razzi”. Una motivazione che, al di là dei giudizi di merito su Hamas, partito legittimamente eletto dal popolo, appare tanto faziosa quanto falsa. Non riflette assolutamente il vero intento dell’attacco e le reali motivazioni. |
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 14 Dicembre 2009 11:59 )
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Lettera di Ahmad Sa'adat (Segretario Generale dell'FPLP)
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Sabato 13 Giugno 2009 13:39 |
 Di seguito l'ultima lettera che il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha fatto pervenire all'esterno della sua cella di isolamento nel carcere israeliano di Asquelan. Pensiamo che, in quanto più articolata di un semplice comunicato, tenga insieme una serie di elementi utili per la riflessione e la lotta politica di quanti guardano alla Palestina non solo nei cosiddetti momenti di "crisi umanitaria" ma ogni giorno in cui si protrae il mostro dell'"occupazione" sionista. |
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 14 Dicembre 2009 11:57 )
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Che tipo di solidarietà con la Palestina? Più lavoro politico fuori dalla Palestina!
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Scritto da Silvia Cattori
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Lunedì 02 Febbraio 2009 00:00 |
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Nelle interviste di Silvia Cattori (tratte da rebelion.org), emerge con estrema forza un’ulteriore consegna che ci viene dalla Palestina: lottare con lo scopo di “obbligare” i governi a farla finita con l’appoggio allo stato sionista (questo sì incondizionato, mentre troppo spesso settori della cosiddetta ‘sinistra rivoluzionaria’ eccellono nell’arte dei distinguo a proposito della resistenza palestinese). La nostra solidarietà militante deve tradursi in un lavoro quotidiano che miri alla costruzione di un movimento di massa capace di conseguire la fine dell’occupazione. Per arrivare a quest’obiettivo è necessario riportare la “questione palestinese” sui binari giusti. Come afferma uno degli intervistati: “La vera causa palestinese è politica, non umanitaria. La nostra non è una catastrofe umanitaria naturale! Si tratta di una catastrofe umanitaria organizzata politicamente da Israele e dai suoi alleati!”. La nostra risposta non può quindi che essere politica. |
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Ultimo aggiornamento ( Domenica 10 Maggio 2009 13:36 )
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PALESTINA NEL MEDIORIENTE: tra neoliberismo e potere statunitense
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Scritto da Adam Hanieh
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Mercoledì 16 Luglio 2008 00:00 |
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di Adam Hanieh* 16/07/2008 per scaricare il documento completo cliccare qui o sull'immagine
Introduzione Durante il corso degli ultimi sei mesi, l’economia palestinese è stata trasformata radicalmente in conformità ad un nuovo piano tracciato dall’Autorità Palestinese (AP) chiamato Piano di Riforma e Sviluppo Palestinese (PRDP). Sviluppato in stretta collaborazione con istituzioni come la Banca mondiale ed il Ministero Britannico per lo Sviluppo Internazionale (DFID), il PRDP è attualmente in fase di perfezionamento in Cisgiordania, dove l’AP di Abu Mazen ha l’effettivo controllo. Esso abbraccia i precetti fondamentali del neoliberismo: una strategia economica condizionata dal settore privato, in cui lo scopo è quello di attirare gli investimenti stranieri e ridurre al minimo la spesa pubblica.
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Maggio 2009 03:38 )
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