...A BOLOGNA...
...A FIRENZE...
...A MILANO...
...A NAPOLI...
...A PADOVA...
...A PALERMO...
...A ROMA...
Comunicati
- Un anno da "piombo fuso"... noi non dimentichiamo, noi non perdoniamo!
- Le strade di Atene tornano a bruciare... Alexis è vivo, i morti siete voi!
- Il quotidiano "il Roma" di nuovo in difesa di Casa Pound
- Milano, 5 e 6 dicembre: assemblea nazionale red-net
- Solidarietà agli studenti e antifascisti fiorentini
- Perquisizioni e arresti a Firenze: non ci fermerete!
- Arresti e perquisizioni a Firenze. Mannu libero!
Approfondimenti
- Dopo l'11 dicembre le illusioni sono finite. E’ ora di riaprire il dibattito
- L’11 Dicembre il movimento deve dimostrare indipendenza e non sottomissione ai sindacati concertativi
- Sognando Napoli, di Hermann Bellinghausen
- Per un'università pubblica, libera e di massa: No ai test di autovalutazione!
- Sulla presunta università del merito...
- Università: qualche nota sulla politica della CRUI e sulla lettera di Decleva al ministro Gelmini
- Siamo studenti, vogliamo l'impossibile!
| Contro il Processo di Bologna. La lotta in Europa continua! |
|
|
|
| Scritto da red-net |
| Domenica 17 Maggio 2009 00:00 |
|
Francia, Spagna, Croazia... in Europa non si fermano le proteste studentesche ![]() ONE WORLD, ONE STRUGGLE EDUCATION IS NOT FOR SALE
1. Le mobilitazioni in Francia proseguono malgrado l’inasprimento della repressione La mobilitazione studentesca in Francia non sembra dare segni di cedimento nonostante siano ormai 15 le settimane di sciopero che vedono in prima fila ben 20 università. Una situazione che per il governo Sarkozy, attanagliato anche dai problemi derivanti dalle lotte dei lavoratori, si fa di giorno in giorno più complicata. Mentre i ministri Précresse e Darcos affermano boriosi che il movimento sta declinando, sette rettori scrivono a Le Monde e, prendendo atto di una situazione inaudita, chiedono una moratoria su tutte le “riforme” in corso. Altri rettori, invece, temono la tenuta di un movimento che coinvolge in particolar modo il personale amministrativo e quello docente, e vengono in appoggio ad un esecutivo in difficoltà, autorizzando a Tolosa e Caen l’ingresso della polizia nei campus. Dopo gli attacchi dei mass media, sempre pronti a dipingere gli studenti come “facinorosi”, “un’esigua minoranza” che pregiudica il futuro della maggioranza dei colleghi (queste affermazioni ci ricordano qualcosa?), è la volta dell’intervento delle forze repressive dello stato. Malgrado ciò, studenti, docenti, lavoratori e ricercatori sembrano intenzionati a proseguire la propria battaglia contro una riforma che, muovendosi in assoluta continuità con le misure previste dal Processo di Bologna, contribuisce allo smantellamento dell’università pubblica, nonché al peggioramento delle condizioni di coloro che quotidianamente la vivono. La decima riunione del Coordinamento Nazionale delle Università, ha visto così 250 delegati delle assemblee locali di 57 atenei differenti riunirsi il 13 maggio a Marne-La-Vallée. È stato deciso di continuare scioperi ed azioni ad oltranza, di non trattare (nonostante il governo abbia già ceduto su diversi punti), di continuare a chiedere con forza il ritiro puro e semplice dei provvedimenti in corso, e della “riforma” LRU dell'anno passato. Ciò che preoccupa in particolare il governo sono le forme di lotta, davvero varie, decise dal movimento: dalla presenza nelle piazze (lezioni pubbliche, manifestazioni, assemblee, azioni dirette e simboliche) agli scioperi veri e propri del personale, alla minaccia di impedire gli esami di fine corso, di sabotare gli atti amministrativi e di invalidare l’intero semestre. Non solo: si è proposta ai lavoratori di tutti gli altri servizi sociali, a quelli della sanità, delle poste, un'alleanza generale per sconfiggere le privatizzazioni, i licenziamenti etc... Una proposta che in tempo di crisi ha riscosso grande successo, e che vedrà più categorie scendere in piazza il 14 maggio ed il 4 giugno! da:
2. Nello stato spagnolo gli studenti si pronunciano contro il Processo di Bologna Il 12 maggio 2009 nell’ateneo di Saragozza si è tenuto il referendum promosso e organizzato dagli studenti dell’“Asamblea Contra la Privatización de la Universidad”. Alla domanda: “Sei d’accordo con la paralizzazione dell’implementazione dello Spazio Europeo dell’Educazione Superiore per aprire un dibattito sul futuro dell’università pubblica?” (¿Estás de acuerdo con la paralización de la implantación del Espacio Europeo de Educación Superior para abrir un debate sobre el futuro de la Universidad Pública?), i “sì” sono stati l’87,77%. I votanti sono stati 3622 (su un totale di 30648 studenti), vale a dire l’11,82%. Una percentuale apparentemente bassa ma che diventa certamente importante se confrontata con i votanti in occasione delle elezioni del rettore dell’ateneo nel 2008. Allora gli studenti alle urne furono 2081, una cifra ben al di sotto di quella raggiunta il 12 maggio. Si tratta quindi di una vittoria schiacciante che arriva a meno di venti giorni da un simile risultato registratosi alla Universidad Complutense di Madrid (UCM): il 23 aprile l’88,74% dei votanti (il 15,32% del totale degli iscritti) si espresse in favore della paralizzazione dell’adozione dello Spazio Europeo dell’Educazione Superiore. Questi referendum non vanno intesi però come punto di arrivo di un percorso, bensì come semplice tappa in vista del raggiungimento di obiettivi più complessivi. Gli stessi studenti della UCM all’indomani del referendum affermarono che la vittoria ottenuta doveva servire da stimolo al movimento affinché si spingesse oltre nelle proprie rivendicazioni, esigendo il blocco del Processo di Bologna. Ecco i risultati degli altri referendum realizzati tra 2008 e 2009. Il quesito posto era la stesso che abbiamo riportato precedentemente: ![]()
3. In Croazia la lotta continua! Da ormai 23 giorni la facoltà di filosofia di Zagabria è occupata. Nonostante una campagna avversa dei media locali, che oscillano fra l'indifferenza e la criminalizzazione degli studenti in rivolta, l'Università della capitale è diventata il centro di una forte protesta che ha coinvolto tutto il paese, con manifestazioni ed atenei bloccati e sgomberati a forza dalla polizia. L'obbiettivo del movimento è far riconoscere al governo il diritto costituzionale all'istruzione, violato da tasse sempre più alte, e da quello che si configura come un vero e proprio sbarramento di classe. Gli studenti croati chiedono al loro sistema formativo un più largo accesso, di svincolarsi agli interessi dei privati, ovvero del capitale, che sta massicciamente penetrando nei loro corsi di studi e di specializzazione. L'occupazione della facoltà si configura così come un modo estremamente efficace per creare uno spazio autogestito di critica sociale, per condividere con il resto della città riflessioni su un sistema formativo che dovrebbe appartenere a tutti, per organizzare incontri e lezioni alternative che riflettano sui problemi di un'educazione e di una democrazia non asservita alle logiche del profitto ed al dogma neoliberista, per stimolare forme di democrazia diretta e pratiche antagoniste. Il supporto all'occupazione è venuto anche da intellettuali prestigiosi come Noam Chomsky, Judith Butler, Slavoj Žižek. In particolare quest'ultimo ha sottolineato la connessione fra queste riforme croate ed il processo di Bologna. |
| Ultimo aggiornamento Domenica 17 Maggio 2009 21:19 |








