Iniziative Milano
[Milano] 25/05: Un Passo Oltre…dal movimento contro l’università-azienda alle lotte nella metropoli 2010-2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da account-mi   
Mercoledì 25 Maggio 2011 15:28

Un passo Oltre…”:

Questa pubblicazione si occupa del movimento contro la riforma Gelmini sviluppatosi in quest’ultimo anno (2010-11). Milano in movimento è il punto di partenza della nostra riflessione; le rivendicazioni esterne all’università, il contesto di crisi economica, guerra e rivolte che si dipanano sul contesto internazionale, sono il grandangolo attraverso cui leggiamo i cambiamenti che viviamo.

Il libretto esamina in che modo le lotte contro l’università-azienda si siano intrecciate con le mobilitazioni sviluppatesi nell’ultimo anno: dalle lotte degli immigrati contro la sanatoria truffa all’approvazione del “Collegato Lavoro” fino ad arrivare al ricatto Mirafiori imposto dall’accordo Marchionne.

Infine vi è una lettura nazionale e internazionale delle mobilitazioni sviluppatesi in altre città italiane e nel resto del mondo.

Le testimonianze raccolte mostrano il filo che collega le rivendicazioni per un’università migliore alle lotte per una società migliore.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Maggio 2011 15:36
 
[Milano] 19/04 Presentazione libro a Scienze Politiche: Il tenente Alvaro, la Volante Rossa PDF Stampa E-mail
Scritto da cau   
Domenica 17 Aprile 2011 19:34

Nel corso dell’ estate del ’45 si formò la Volante Rossa con sede alla Casa del Popolo di via Conte Rosso a Lambrate. Il tenente Alvaro, nome di battaglia di Giulio Paggio era comandante di questo raggruppamento di giovanissimi ex partigiani, quasi tutti operai o artigiani. Attiva nella Milano dell’ immediato dopoguerra (1945-1949), con le sue azioni armate, antifasciste e antipadronali ha incarnato i sentimenti di una “Resistenza tradita” perché non sfociata in una rivoluzione socialista.

In seguito alcuni dei suoi membri per evitare l’arresto, ripararono in Cecoslovacchia con l’aiuto del PCI. Là rimasero per decenni assieme ad altri 500 italiani rifugiati politici, in alcuni casi senza più tornare a casa. Il libro narra la storia di questa comunità, le sue difficoltà ma anche lo spirito di solidarietà che l'animava.

Ultimo aggiornamento Domenica 17 Aprile 2011 19:43
 
[Milano] 10/04 Incontro con gli studenti dell’università di Puerto Rico PDF Stampa E-mail
Scritto da account-mi   
Lunedì 11 Aprile 2011 17:14

Puerto Rico è la colonia più vecchia del mondo, invasa e colonizzata dagli spagnoli nel 1492 e successivamente per l’impero statunitense nel 1898. Gli Stati Uniti controllano l’economia, le risorse naturali e le frontiere dell’isola, convertendo cosi il paese in un punto militare strategico per la difesa dei propri interessi economici. Nel corso degli anni sono state costruite basi militari su tutto il territorio, perseguitati i movimenti indipendentisti incarcerando centinaia di militanti, e assoggettando la nazione, i lavoratori e le lavoratrici dentro un alleanza capitalista-colonialista tra l’impero, le multinazionali e il governo coloniale di Puerto Rico.

Tuttavia il popolo di Puerto Rico, costantemente oppresso e perseguitato politicamente, continua a lottare. Ne sono un grande esempio gli studenti dell’ Università di PR (UPR) che da diversi mesi stanno lottando contro l’innalzamento della retta universitaria e della privatizzazione dell’Università. Il governo ha imposto un aumento nel costo della retta annuale di 800 dollari chiamato “quota di stabilizzazione” per poter colmare un buco di cento milioni di dollari dovuto ad una mal gestione delle casse universitarie. Per mesi gli studenti, il corpo docente e il personale amministrativo hanno promosso una sciopero generale indefinito. Per evitare una possibile occupazione dell’università, il governo ha posto corpi di polizia in tutti gli ingressi per poter presidiare la struttura di giorno e di notte, sono stati eseguiti centinaia di arresti e abusi da parte delle forze dell’ordine. Gli scioperanti, però, all’ instancabile grido di “Tú dices que esta huelga es ilegal, pero ni tú ni nadie la va a parar” (tu dici che questo sciopero è illegale, però ne tu ne nessuno lo va a fermare) continuano ad organizzare manifestazioni dentro e fuori dal campus.

La tre giorni che si terrà a Milano, con la partecipazione di compagni e compagne portoricane di diverse organizzazioni politiche dell’isola, vuole essere un momento di confronto e di scambio in cui analizzare la storia della colonia, il contesto politico attuale e i cambiamenti che la lotta degli studenti ha prodotto.

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Aprile 2011 17:24
 
[Milano] 23/02 Si apre la Santa Inquisizione a Scienze Politiche Smantellano l’università e processano chi protesta PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 25 Febbraio 2011 06:41

Da anni esiste un problema di spazi all’interno della facoltà di scienze politiche. Lo sanno gli studenti che ogni mattina devono vagare a lungo in cerca di un posto al caldo per studiare; lo sanno gli studenti che sono costretti a seguire le lezioni seduti per terra, e quelli che vorrebbero svolgere o auto-organizzare attività alternative alla didattica imposta dai baroni, sia nella forma che nei contenuti. Un problema dunque non solo politico ma anche strutturale della gestione degli spazi all’interno della facoltà.

Fino al 2002 esisteva un’auletta autogestita dagli studenti nonostante la facoltà fosse più piccola: il preside di allora riuscì a sgomberarla con il pretesto della ristrutturazione della facoltà. Nel 2007 l’Assemblea di Scienze Politiche si riappropriò di uno spazio vuoto e fino ad allora inutilizzato, ma il preside furbescamente affrettò i lavori per allargare il polo di calcolo e trasformare questo luogo nell’attuale polo sotterraneo. Lo stesso giardino che oggi è frequentato liberamente è stato riaperto grazie ad una lotta sostenuta dall’Assemblea per poterlo utilizzare. Infine qualche settimana fa è stato occupata al dipartimento di Storia, in via Livorno 1, un’aula utilizzata solamente una volta alla settimana per i ricevimenti dei professori di lingue. Come nel passato, anche stavolta gli studenti si sono posti come obiettivo quello di creare un luogo autogestito con iniziative culturali, cineforum, o semplicemente un luogo dove discutere e confrontarsi sulle questioni varie in maniera critica. L’occupazione è nata, infatti, in relazione allo sciopero del 28 gennaio lanciato dalla FIOM, per promuovere la partecipazione studentesca a quella giornata.

Di fronte a questa soluzione trovata dagli studenti il preside non si è limitato, come le precedenti volte, a chiudere fisicamente gli spazi occupati con grate o cancellate di ferro, ma da vero sceriffo ha deciso di ricorrere prima alla DIGOS, che ha sgomberato l’aula 3 volte, identificando e denunciando alcuni dei presenti, poi di utilizzare lo strumento delle sanzioni disciplinari.

Durante l’ultimo senato accademico, svoltosi il 15 febbraio, è stata istituita una commissione disciplinare per valutare quanto accaduto a Scienze Politiche. La commissione riporterà il verdetto in senato accademico che a sua volta deciderà le sanzioni da emettere¹.

Perché il preside ha deciso di ricorrere all’inquisizione? La motivazione è politica. L’intento è quello di colpire gli studenti che nei precedenti anni, durante l’onda contro la riforma “Gelmini” e durante le ultime mobilitazioni, hanno tenuto vive le lotte all’interno della facoltà. Non viene quindi recriminato soltanto l’atto in sé dell’occupazione di un’aula ma un intero modus operandi che va dalla contestazione di momenti come il carrier day (presentazione delle aziende in facoltà) o l’open day (presentazione tanto idilliaca quanto falsa della facoltà ai futuri studenti), al sostegno delle mobilitazioni esterne di lavoratori e immigrati, alla proposta di una socialità diversa attraverso le aperture serali -e notturne- della facoltà. Nulla di nuovo: ricordiamo come subito dopo l’onda una semplice partita di calcio all’interno del cortile della statale (la thecleva’s cup) sia stata trasformata in un pretesto per colpire attraverso le sanzioni quegli studenti che avevano partecipato alla mobilitazione dell’autunno appena passato. Non è un caso: proprio nei momenti in cui le situazioni di lotta si moltiplicano all’interno delle università, la santa alleanza tra potere baronale e potere politico si salda per spegnere il prima possibile queste situazioni che potenzialmente potrebbero radicarsi. Infatti, dopo l’onda del 2008, il ministro dell’Interno Maroni propose di modificare gli statuti delle facoltà per inasprire le sanzioni disciplinari a carico degli studenti in mobilitazione, incentivando i rettori ad utilizzare questo strumento fino ad allora quasi mai adoperato. Per lo stesso motivo gli spazi recentemente conquistati in varie facoltà italiane (Napoli, Firenze, Milano, Pavia) sono stati sgomberati.

Chiaramente, come nella realtà esterna, anche nell’università valgono le stesse logiche repressive: ad essere colpite sono sempre quelle realtà difficilmente controllabili perché, evitando ogni logica di rappresentanza all’interno delle varie istituzioni, rifiutano qualsiasi compromesso o concertazione. Sono quindi queste realtà ad essere un reale problema per gli interessi di baroni e Confindustria. In quest’ottica non ci stupisce che il preside legittimi solo gli studenti che si prestano al gioco delle parti in cambio di piccoli tornaconti personali, finendo per diventare perfetti burattini nelle mani di un apprendista burattinaio. L’unico comportamento che il preside accetta all’interno del suo feudo-facoltà è quello che costantemente si uniforma alle sue regole e sottostà alle sue decisioni.

Nonostante le possibili sanzioni disciplinari e gli ultimi sgomberi il problema degli spazi persiste: gli studenti non hanno luoghi dove studiare o mangiare e le aule rimangono ancora stracolme di persone. Per questo riteniamo legittimo continuare con questa lotta che rappresenta la soluzione ad un problema reale e diffuso all’interno della facoltà. Il problema è politico e quindi la risposta deve essere politica dal momento che quando le aziende chiedono spazi all’interno della facoltà il preside stende il tappeto rosso, mentre agli studenti risponde solo con la repressione.

 Note

¹In che cosa consistono e cosa comportano le sanzioni disciplinari? Secondo l’articolo 52 del regolamento dell’università esse sono “Infrazioni e comportamenti in grave contrasto con le disposizioni di cui sopra danno luogo a sanzioni disciplinari, graduate in relazione alla gravità dei fatti accertati, e cosi determinate: 1) ammonizione scritta da parte dell’autorità accademica competente (Preside di Facoltà o Rettore); 2) sospensione temporanea, di durata fino a sei mesi, dall’accesso a biblioteche, sale di studio o altri spazi di servizio dove si sia verificata l’infrazione, comminata dal Rettore; 3) sospensione temporanea dalla fruizione dell’attività didattica, di durata fino a sei mesi, estensibile ad un anno per i fatti che rivestano una particolare gravità, con conseguente perdita della frequenza ai corsi, ove richiesta, e esclusione dalle sessioni d’esame, comminata dal Rettore.”

Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Febbraio 2011 06:50
 
[Milano] 27 Marzo: Il lavoro sotto occupazione PDF Stampa E-mail
Martedì 30 Marzo 2010 13:51
La situazione delle operaie/operai palestinesi si fa sempre più drammatica. L’esercito di occupazione sionista continua a devastare l’economia palestinese, già molto precaria o addirittura primitiva. D’altra parte la corruzione e l’appropriazione dei fondi pubblici da parte dell’ANP costituisce un ulteriore salasso alle già esigue risorse disponibili. Le politiche Israeliane di esercitare il massimo controllo sulle merci in entrata e in uscita, permettono all’esercito d’occupazione di strangolare qualsiasi tentativo di sviluppo “industriale”. Questo allo scopo di rafforzare la dipendenza dei Palestinesi dal mercato sionista e assoggettarli agli interessi imperialisti.

Non migliore è la situazione dei lavoratori all’interno della Palestina storica (Israele), dove le politiche razziste e neoliberiste determinano una stratificazione radicale dei diritti politici e sindacali, con la differenziazione dei lavoratori su base etnica e di nazionalità. Un modello di discriminazione applicato anche dai capitalisti italiani, per lo sfruttamento della forza lavoro immigrata, vessata dal doppio standard nelle condizioni di lavoro rappresentato dal ricatto e dal razzismo.

Incontro Pubblico con Wehbi Badarni (Sindacalista ed attivista Palestinese)

Sabato 27 Marzo - ore 16:00 Villa Pallavici- Via Meucci, 3 (quartiere Adriano fermata autobus 56)

spo milano

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Marzo 2010 11:53
 
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